I fondatori di Elea-Velia venivano da Focea, una località costiera dell’attuale Turchia, situata a nord della città di Smirne. I focei erano commercianti, esploratori, pirati. Alcuni studiosi li hanno definiti i “vichinghi dell’antichità”, ossia gli avventurieri più intrepidi della Grecia, che si spinsero oltre lo stretto di Gibilterra, ritenuto dagli antichi il confine del mondo conosciuto. Attraverso i loro viaggi trasformarono in realtà ciò che per gli altri era solo un sogno. Erodoto, definito dagli antichi greci il “padre delle menzogne”, ci racconta la fondazione di Elea-Velia attraverso fatti reali e leggende. Intorno al 550 A.C. Focea stava subendo la pressione dell’impero persiano, interessato a sottomettere le città greche situate sulla costa turca del mar Egeo. Diversamente dalle altre colonie greche della zona, come ad esempio Efeso e Mileto, i focei decisero di lasciare la madrepatria. I focei ammassarono tutto quello che poterono e lo caricarono sulle loro navi insieme alle famiglie. Portarono con sé le immagini, gli oggetti sacri e tutto ciò che riuscirono a trasportare. Dopo il rifiuto degli abitanti di Chio di poter acquistare alcuni isolotti sparsi lungo la costa asiatica gli esuli furono costretti a riprendere il mare. Ma fecero un giuramento: gettarono un blocco di ferro in mare e giurarono solennemente che nessuno avrebbe fatto più ritorno a Focea fino a quando il ferro non fosse ricomparso in superficie. Ciò significava che non sarebbero più tornati. Decisero di dirigersi ad occidente, verso la Corsica. Vent’anni prima alcuni focei avevano lasciato la madrepatria e si erano stabiliti in quell’isola dove avevano fondato Alalia. A quei tempi fondare una colonia era un’impresa impegnativa, per scegliere un luogo era necessario consultare l’oracolo del dio Apollo a Delfi. In genere Apollo dava delle risposte attraverso degli enigmi. Dopo il consulto i focei interpretarono le parole dell’oracolo e capirono che dovevano costruire una nuova patria a “Kyrnos”, il nome greco della Corsica. L’arrivo in massa dei focei ad Alalia allarmò gli Etruschi e i Cartaginesi. Quest’ultimi si coalizzarono e mossero guerra ad Alalia infliggendo ai focei gravi perdite. I nuovi arrivati si ritrovarono di nuovo senza patria, ripresero il mare, ma questa volta lo sconforto era ancora più grande. Nonostante avessero seguito le indicazioni dell’oracolo la loro sorte si faceva sempre più incerta. Ma giunti a Reggio Calabria incontrarono l’uomo che cambiò il loro destino. Uno sconosciuto che proveniva da Posidonia, nome greco di Paestum, chiarì i loro dubbi. Lo straniero disse: “Vi siete sbagliati, avete pensato che Apollo vi dicesse di costruire una dimora a Cirno, ma avete frainteso le sue parole. Ciò che intendeva era di costruire una dimora per Cirno”. Semplicemente Cirno era sia il nome greco della Corsica, sia il nome di un eroe mitico, figlio dell’eroe più importante, Eracle o Ercole. Ma chi era questo sconosciuto che appare all’improvviso e libera dai tormentosi dubbi che attanagliavano i poveri esuli focei in cerca di un luogo dove stabilirsi. Sembrerebbe un personaggio delle favole che alla fine arriva e risolve tutto. In realtà a quei tempi nell’Italia meridionale uomini del genere esistevano davvero. Erano una sorta di “saggi” che riuscivano a vedere oltre le apparenze, sapevano interpretare gli oracoli, i sogni e gli enigmi dell’esistenza. Erano conosciuti come “pitagorici” perché vivevano secondo gli insegnamenti di Pitagora. I focei seguirono il consiglio dello sconosciuto e costruirono la loro nuova patria nei pressi di Posidonia. La nostra civiltà deve molto a questi saggi dell’antichità. Popoli diversi in epoche diverse chiamarono la città con nomi diversi: Yele, Elea, Velia.

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